Indocina 2004

Questa volta eravamo in 3: io, Mauro ed Enrico. Siamo partiti da Venezia con un volo Austrian per Vienna e quindi Bangkok. Il programma del viaggio prevedeva la visita del Vietnam partendo dalla Thailandia e passando via terra per la Cambogia, con l’obiettivo di visitare i famosi templi della zona di Siem Reap, in particolare Angkor Wat.

Thailandia – Bangkok e Ayuthaya

Sarà caotica, inquinata, afosa ma a me Bangkok piace. Appena sceso dall’aereo mi sono sentito subito ‘a casa’ nonostante fosse solo la seconda volta che la visitavo. Siamo andati in centro in taxi e abbiamo subito preso la prima fregatura: il taxi ci è costato 900 TB nonostante il costo ‘di mercato’ sia di un terzo o anche un quarto di questa cifra. Ci siamo diretti verso la guest house che ci ha avuti come ospiti l’anno precedente, la 238 guest house, situata nel quartiere indiano di Phaurat e dalla quale è possibile raggiungere il Grand Palace a piedi. Al nostro arrivo abbiamo trovato il titolare della struttura che si è dimostrato felicissimo del nostro ritorno, ci ha offerto il solito nescafè con il latte (in polvere) e ci ha assegnato 2 stanze. Quella sera ci siamo dedicati alla vivace vita notturna della città, in particolare nel famoso quartiere di Pat Pong, visto che una visita a Bangkok NON può escludere questo quartiere caratteristico e pieno di vita.

Immagine di alcuni templi di AyuthayaIl giorno dopo siamo andati a vedere il Grand Palace, pezzo forte di una visita della capitale thailandese. Abbiamo ammirato in particolare la sala del trono, il Wat Po, il più famoso budda disteso della Thailandia, il budda di smeraldo. Il Grand palace viene chiamato Palazzo Reale ma in realtà è sia palazzo reale che sede di alcuni edifici governativi e luoghi religiosi. Io e Mauro l’avevamo già visitato l’anno precedente ma Enrico non l’aveva mai visto, passare per Bangkok e non vederlo sarebbe stato veramente un peccato e personalmente l’ho rivisto volentieri. Il giorno successivo abbiamo preso un treno dalla stazione di Hualanphon e ci siamo diretti ad Ayuthaya, antica capitale della Thailandia. Il costo del biglietto in terza classe è irrisorio e permete di raggiungere comodamente questa città. Quando siamo arrivati in stazione siamo stati avvicinati da alcuni guidatori di tuk tuk che ci hanno proposto il giro turistico della zona. Abbiamo accettato l’offerta di un simpatico e distinto signore e siamo saliti sul suo ‘ape’ elaborato. Il giro di Ayuthaya ci ha permesso di visitare le famose rovine della città, alcuni templi con annesso budda. Tanti, troppi templi da visitare comportano l’impossibilità di ricordarseli tutti. Gli unici che mi rimangono in mente sono il Wat Phra Si Sanphet, caratterizzato dalla presenza di 3 grandi stupa e il Wat Phra Mahathat, in stile khmer, imponente e contraddistinto dalla presenza di numerose statue senza testa, conseguenza del saccheggio subito da parte dei birmani. Dopo una pausa per il pranzo su un ristorante in riva al fiume abbiamo continuato il nostro giro turistico visitando altri templi con budda disteso, in piedi, di 3/4, ecc., ecc., ecc. (dopo un po’ diventano monotoni). Verso le sei di sera siamo tornati in stazione per prendere il treno che ci ha riportati a Bankok alle sette e mezza circa.

Il giorno dopo è cominciata la grande avventura del passaggio in Cambogia. In base alle indicazioni ricevuta in guest house ci siamo diretti in taxi alla stazione delle corriere della linea est-nordest Ekamai. Appena arrivati abbiamo chiesto informazioni su come raggiungere la città di frontiera di Aranyaprathet ma ci hanno detto che da lì partiva solo una corriera ogni 3/4 ore e se volevamo delle partenze più frequenti e dirette bisognava andare alla stazione delle corriere per il nord. Quindi abbiamo ripreso il taxi e siamo andati dall’altra parte della città dove è situata questa stazione chiamata comunemente Mochit. Quando siamo arrivati la sorpresa è stata notevole nello scoprire che questa è una sruttura modernissima, più grande addirittura della stazione dei treni e di recente costruzione. Abbiamo preso subito i biglietti per la nostra meta e quindi ci siamo diretti alla corriera. Siamo partiti ovviamente in perfetto orario e il viaggio ci ha portati in circa 6 ore a destinazione. Ci siamo sorpresi nel vedere la stazione delle corriere per il nord di bangkok, lo stupore è stato ancora maggiore nell’arrivare al capolinea di Aranyaprathet, ma per il motivo opposto: un vero cesso. Appena scesi dalla corriera siamo stati avvicinati da alcuni personaggi che gestivano un’agenzia di viaggi che ci hanno proposto di prendere un autobus per Siem Reap, ai visti e tutto il resto pensavano loro. Io mi ero informato e sapevo che era possibile arangiarsi, passare il confine, ottenere il visto e proseguire con i mezzi cambogiani, quindi abbiamo deciso di rifiutare l’offerta e di raggiungere autonomamente il confine in tuk tuk.

Quando siamo arrivati sembrava di passare da un paese povero ad uno sull’orlo del collasso e questo ancora prima di uscire dalla thailandia. Nella zona del confine infatti esiste una specie di mercato dove circolano liberamente cambogiani e thailandesi. Il passaggio dal check point thailandese a quello cambogiano è stato indimenticabile: siamo stati avvicinati da branchi di bambini seminudi in cerca di elemosine e che hanno pure cercato di aprire tutte le tasche e le borse che trovavano alla loro portata. Per fortuna uno strano tipo cambogiano ci è venuto in soccorso proponendoci ‘assistenza’ nell’ottenimento dei visti e nel recuperare un mezzo per raggiungere Siem Reap.

Cambogia – Siem Reap

Fortuna o sfortuna ? Mah, quell’incontro è stato comunque utile perchè ci ha tirati fuori dal caos del posto di confine e ci ha permesso di comunicare con qualcuno che parlava un po’ di inglese ma poi abbiamo pagato 1200 Bhat il visto che dovrebbe costare 20 USD e 1500 Baht il taxi. Insomma il nostro salvatore qualcosa ci ha guadagnato, forse molto per gli stipendi medi della zona. Comunque dopo aver aspettato circa mezzora ci vengono consegnati i visti da dei poliziotti di frontiera evidentemente d’accordo con lui e prendiamo il taxi.

L’auto era una vecchia toyota con posto guida a destra, probabilmente importata dalla Thailandia visto che in Cambogia si guida come in europa a destra. Era in discreto stato e l’aria condizionata funzionava fin troppo bene. Il tassista, accompagnato dal figlio dell’età apperente di una decina di anni, ci fa salire dopo aver caricato gli zaini. Non parlava una parola in inglese e noi comunque avevamo contrattato prezzo e tragitto con l’altra persona. Partiamo.

Immagine di una strada cambogianaDopo qualche chilometro di strada asfaltata affiancata da baracche è cominciato un lungo tratto di strada sterrata che taglia una distesa di risaie che si perdono all’orizzonte, rotta solo da qualche piccolo villaggio. I ponti sui canali sono fatti da assi di legno e per superarli si percorrevano a passo d’uomo. Ovviamente ci sono pochi veicoli ma abbiamo comunque incrociato alcune corriere di turisti e pochi altri veicoli privati. Ma la cosa più emozionante del viaggio sono stati sicuramente i 3 posti di blocco che abbiamo incontratro. Sul primo siamo stati fermati da 2 persone che hanno sbarrato la strada con una transenna. Il tassista, tranquillo, è sceso, abbiamo visto che ha dato qualche riel ai due personaggi e questi hanno rimosso la transenna e ci hanno lasciati passare. Polizia in borghese ? Mafia locale ? Più probabilmente l’ultimo retaggio della lunga guerra civile che ha sconvolto il paese per oltre 20 anni. Fatto sta che il nostro uomo era tranquillo ed evidentemente se l’aspettava.

Il secondo posto di blocco che abbiamo superato è stato analogo al precedente. Il tassista ha pagato un qualche obolo a chi ci ha chiuso la strada e questi ci hanno lasciato andare. L’ultimo posto di blocco è stato il più emozionante. Tre o quattro persone armate ci hanno bloccato la strada. Quando la macchina si è fermata ed il tassiste è sceso hanno pure controllato i bagagli. Negli zaini avevamo tutti e tre almeno un migliaio di dollari in contanti a testa, una somma enorme per un cambogiano, e la sensazione che venissimo bastonati, derubati e lasciati sul posto è stata forte ma alla fine è andato per il meglio. Il tassista ha pagato il solito dazio e loro ci hanno lasciati andare. Prima di partire fanno notare al tassista che qualcosa non va nella ruota anteriore destra della macchina. Il tassista va a controllare. Ad un certo punto sentiamo un botto, come un petardo. I miei amici hanno pensato al peggio ma per fortuna era solo l’accendino che il tipo ha usato per far luce e vedere all’interno del passaruota che è esploso. Nulla di grave e via, sfrecciando a oltre 100Km/h su una strada sterrata come fossimo in fuga da qualcosa (forse era proprio una fuga ?!).

Dopo circa tre ore raggiungiamo Siem Reap e ci facciamo portare sulla prima guest house che troviamo libera, un posto alquanto misero ma era sera e avevamo voglia di scendere da quella macchina definitivamente. Congediamo il tassista con i 1500 bath pattuiti.

La guest house che ci ha ospitati la prima sera, nonostante la struttura malandata, era gestita da alcune ragazze e donne piuttosto gentili e simpatiche, è stato tutto sommato divertente rimanere lì. L’unico problema era che le stanze che ci erano state assegnate erano una peggio dell’altra e senza aria condizionata, obbligatoria da queste parti. Così quella sera stessa, quando siamo usciti per andare a mangiare siamo incappati in un’altra guest house gestita da signor Sun Sengy, una villa coloniale francese ristrutturata, molto bella (per essere una guest house) e tutto sommato piuttosto economica: 13 USD a notte a stanza con bagno privato e aria condizionata. Abbiamo prenotato subito 2 stanze per i giorni successivi.

Immagine di Angkor WatSiem Reap è una piccola cittadina famosa quasi esclusivamente per i templi della zona di Angkor e per il fatto che il re Sianhook ha una villa qui vicino. Il centro città è veramente modesto, vi si trovano solo alcuni piccoli ristoranti e qualche bar, qusti ultimi quasi tutti di proprietà di stranieri. In sostanza la sera, salvo qualche Night e qualche altro postaccio, non offre un gran che. Ma di giorno è tutta un’altra cosa.

La mattina successiva ci spostiamo sull’altra guest house e, tramite il proprietario che si fa chiamare Mr Sun, contattiamo una specie di risho a motore per girare la zona dei templi. Il biglietto di ingresso è piuttosto costoso: 20 USD per 1 giorno, 40 USD per 3 giorni e 60 USD per una settimana (se non ricordo male). Optiamo per la formula dei tre giorni. Sono necessarie due foto formato tessera, ma è possibile farle sul posto, e in poco tempo ci rilasciano il pass. Entriamo.

Immagine dei templi di SIem ReapL’area di Angkor è molto vasta e presenta decine se non centinaia di templi e stupa dalle dimensioni più varie. Per visitarla bene forse non è neppure sufficiente una settimana. Ci accordiamo con la nostra guida per affrontare un percorso che ci permetta di visitare i templi principali in due giorni, sfruttando eventualmente il terzo se ci rimaneva ancora tempo e soprattutto voglia. I templi, tutti, sono effetivamente molto belli e grandiosi, il fatto che su molti ci siano ancora i segni della foresta con alberi cresciuti in mezzo alle rovine (e lasciati lì ad hoc) conferisce alla zona un aspetto suggestivo difficilmente riscontrabile in altre parti del mondo. Un posto che vale sicuramente la pena di visitare. Nei due giorni che siamo rimasti abbiamo visitato templi dai nomi impronunciabili e dei quali e difficile ricordarsi anche come si scrivono: Tah Prom, Phymeanakas, Bayon sono quelli che mi ricordo di più. L’ultimo, il Bayon, caratterizzato dalle numerose teste dal sorriso enigmatico, è forse il più bello. Ma il più maestoso, imponente e meglio conservato è sicuramente il tempio di Angkor: un quadrato di 1,2 Km di lato, circondato da un fossato e sviluppato su vari livelli. Chi ci è stato non può non ricordarlo con nostalgia ed ammirazione per ciò che è riuscita a fare la civiltà khmer nel 1100 DC, periodo in cui il loro impero aveva raggiunto la massima estensione. Tutti i templi sono stati in origine dedicati a divinità indù ma la maggiorparte, Angkor compreso, sono ora stati riconvertiti al buddismo.

Immagine dei templi di Siem ReapAll’interno della zona archeologica sono presenti numerosi poliziotti turistici. Sono visibili un po’ dappertutto e a piccoli gruppi presidiano ogni singolo tempio. Non è raro venire avvicinati da uno di loro, soprattutto se i suoi colleghi sono lontani, con qualsiasi pretesto e sentirsi offrire a pochi dollari il berretto, il distintivo o un qualunque altro souvenir possa avere o possa interessare al turista. Non mi era mai capitato prima di vedere poliziotti costretti a vendere il distintivo per arrotondare, devono essere veramente presi male. Io comunque non ho acquistato niente.

Immagine dei templi di Siem ReapA Siem Reap in questa stagione di pomeriggio piove quasi sempre e questo non è sicuramente il clima ideale per visitare la zona archeologica. Cominciavamo a sentire la stanchezza prendere il sopravvento e così decidiamo che due giorni possono bastare e ci accordiamo con Mr Sun per prendere un autobus diretto alla capitale. La corriere VIP per turisti era completa e siamo stati costretti a prendere quella più economica ma comunque accettabile. Ci ha permesso di raggiungere Phnom Penh in cira 4 ore percorrendo una strada in ottimo stato (a 4 USD). All’arrivo dei ragazzi contattati da Mr Sun ci stavano attendendo con un cartello che riportava il mio nome.

Cambogia – Phnom Penh

La capitale della Cambogia è ancora un luogo che risente pesantemente delle conseguenze della lunga guerra civile che ha coinvolto il paese. E’ un cantiere aperto in cui si possono trovare hotel a 5 stelle e palazzi moderni in costruzione con a fianco discariche a cielo aperto invase da mendicanti, storpi e bambini alla ricerca di qualunque cosa sia commestibile. Se ci aggiungiamo il fatto che i turisti sono da sempre un forte richiamo per chi cerca elemosine risulta normale trovarsi assaliti di continuo e in modo insistente dai mendicanti nelle piazze, palazzi e ristoranti principali della città. Il primo impatto quindi è abbastanza negativo. Aggiungiamoci pure il fatto che gran parte delle strade secondarie del centro sono sterrate, quindi polverose se fa caldo e fangose se piove, e capirete quale può essere il primo giudizio che ho espresso su questo posto: uno schifo, volevo andarmene il prima possibile.

I tre ragazzi che ci stavano aspettando disponevano ogniuno di un motorino e con quel mezzo abbiamo cercato un hotel. Era pure divertente girare con zaini e borse il centro della città. Il primo posto che ci hanno proposto non era adeguato alle nostre esigenze e il secondo, benchè non fosse comunque un gran che, era già migliore anche se costoso: 15 USD a stanza. Decidiamo così di fermarci all’Asia Hotel, un postaccio che oltre alla televisione con film pornografici disponibili gratuitamente forniva a richiesta prostitute, reclamizzate anche alla reception! Evidentemente in Cambogia è legale ma noi non abbiamo mai usufruito di questo tipo di servizi. Questo non ha fatto altro che rafforzare il mio giudizio negativo sulla capitale cambogiana.

Il posto dove abbiamo pernottato aveva pochi pregi ma uno era che si trovava vicino al lungofiume, la zona più bella della capitale, e vicino al mercato principale della città. Quest’ultimo non è stato obiettivo di una nostra visita: già visto dall’esterno incuteva timore, sembra uno di quei posti ideali per gli scippi tanto è affollato.

Siamo rimasti in città due giorni, il tempo strettamente necessario per visitare le sue principali attrattive: il museo Tuol Sleng, il palazzo reale e la pagoa d’argento, il museo nazionale, il Wat Phnom e il campo di sterminio di Choeung Ek. Ci spostavamo sempre in motorino con i ragazzi che ci facevano da guide, loro sostenevano che era pericoloso spostarsi in città senza essere accompagnati da qualcuno ma io sinceramente non ho mai avuto questa impressione, la città è si poverissima ma non pericolosa. Sempre tramite loro abbiamo ottenuto i visti per il Vietnam, la nostra meta successiva. Se richiesto in Italia costa una fortuna perchè prevede l’invio del passaporto tramite corriere all’ambasciata vietnamita a Roma e viene restituito dopo circa una settimana a non meno di 100 ¤. A noi il visto è costato 30 USD e ci è stato consegnato il giorno successivo, un bel risparmio. Ci hanno procurato anche un’escursione che permetteva di raggiungere Ho Chi Min city da Phnom Penh via fiume in 3 giorni, visitando il delta del Mekong, il tutto per soli 35 USD a testa pernottamenti inclusi.

Immagine di Cheung EkTornando alle attrattive della città posso dire che tutte meritano una visita. Nel museo Tuol Sleng, una scuola adibita prima a carcere e poi a centro di tortura e sterminio durante il regime dei Khmer rossi, vi si possono trovare fotografie dei condannati/torturati, strumenti di tortura che fanno vedere appieno il livello di follia e crudeltà raggiunto dal regime di Pol Pot. Non da meno il campo di sterminio di Choeung Ek, caratterizzato da uno stupa in vetro che contiene qualcosa come 8000 teschi recuprati dalle fosse comuni vicine. C’è poco da dire su questi luoghi, tutti conosciamo la storia recente della Cambogia e di quello che da questi luoghi viene testimoniato, colpisce soprattutto la semplicità con cui sono conservati che contrasta con l’imponenza di altri luoghi della memoria che possiamo aver visitato. Il museo nazionale contiene un interessante collezione di sculture e reperti che testimoniano la maestosità raggiunta dell’impero Khmer nel periodo della sua massima espansione intorno al tredicesimo secolo. Il palazzo reale e l’annessa pagoda d’argento sono luoghi che valgono sicuramente una visita ma in entrambi questi luoghi non è possibile fare fotografie, il palazzo reale è in gran parte chiuso al pubblico e la pagoda d’argento è solo una stanza con il pavimento fatto di piastrelle d’argento che contiene qualche statua del budda, sinceramente mi aspettavo di più da questi luoghi.

Per le due sere che siamo rimasti nella capitale siamo sempre andati a magiare ed a trascorrere la serata nei locali del lungofiume. E’ la zona più ricca della città, più bella e ovviamente dove si trovano la maggiorparte dei turisti di passaggio. E’ oltremodo infestata dai mendicanti e dai bambini in cerca di elemosine, certe volte ti si stringe il cuore se noi offri qualcosa a questi bambini sfortunati, il problema è che dai qualcosa ad uno altri 10 si avvicinano chiedendo la loro parte, innescando un circolo vizioso ‘pericoloso’, forse è meglio resistere.

Vietnam – Chau Doc

Per entrare in Vietnam, come anticipato, ci siamo avvalsi di un tour Phnom Penh – Ho Chi Min basato sulla visita del delta del Mekong. Siamo partiti di buon mattino con una corriera che ci ha portati fuori città dove c’era una specie di vaporetto ad attenderci. Con questo barcone malandato abbiamo raggiundo il onfine fluviale intorno a mezzogiorno e lì abbiamo pranzato. Ricordo che al nostro arrivo siamo stati accolti dai soliti vivacissimi bambini alcuni dei quali giocavano tranquillamente con dei grossi topi: li tenevano per la coda, li rilasciavano, li riprendevano, li sbattevano un po’ per terra per intontirli, il tutto ripetuto varie volte. Poco dopo abbiamo scoperto che questi banbini erano i figli dei gestori del ristorante di confine e che davano una mano in cucina! Ovviamente abbiamo mangiato solo qualcosa di confezionato.

Nel primo pomeriggio abbiamo preso un’altra barca e abbiamo raggiundo la cittadina di Chau Doc dopo aver percorso vari canali adiacenti il mekong gremiti di bambini in festa per il passaggio dei turisti, il cui principale divertimento era gridare ‘Hello’ svendolando le mani ed aspettando che il forestiero rispondesse, era quasi una gara tra bimbi su chi riceveva prima la risposta al loro saluto. Tutto molto simpatico. Il mekong in questa zona, oltre ad essere enorme come sempre, si apre in numerosi rami. A questi si aggiungono i canali costruiti dall’uomo che creano una rete incredibile di vie d’acqua che collegano una miriade di isole ed isolette densamente popolate. Questa zona è una delle più fertili del Vietnam dove l’attività principale degli abitanti e la coltivazione del riso, la pesca e l’allevamento dei pesci.

Immagine del Mekong a Chau DocAll’arrivo a Chau Doc ci sembra di essere tornati alla civiltà, niente a che vedere con la Cambogia. La cittadina è tranquilla, vi si trova un mercato vivace e le persone che incontriamo, confrontate con quelle che abbiamo lasciato a Phnom Penh, danno un’impressione quasi di benessere e di fiducia nel futuro. Raggiungiamo il nostro hotel a piedi e lì conosciamo un vecchio inglese, da anni residente in vietnam, che fa da guida turistica. Tramite lui decidiamo la nostra meta dopo Ho Chi Min, ovvero Nha Trang, e su suo consiglio decidiamo di fermarci il meno possibile in quella località e di prendere subito un aereo per la principale località balneare del paese. Tra l’altro il costo del biglietto è veramente basso, se non ricordo male 35 USD a testa.

Ci vengono assegnate due stanze senza aria condizionata ma devo riconoscere che in questa località non c’è un livello tale di umidità da richiederla, di sera ed anche di notte si stava benissimo. La sera cerchiamo un posto dove mangiare girovagando per le strade intorno all’hotel e ci fermiamo su un locale all’apparenza interessante, piccolo e dove si trovano pochi altri clienti. Ci viene proposto un menù scritto completamente in vietnamita, con qualche parola in inglese ma di scarsa utilità. Per ordinare abbiamo deciso di ‘copiare’ dagli altri clienti e abbiamo scelto specialità a base di pesce. Non ho un gran ricordi di quella cena, mi è rimasto impresso solo il fatto che abbiamo speso 3 o 4 USD a testa. Dopo mangiato siamo andati a prenderci un caffè ed una grappa all’adiacente Victoria Hotel, il posto più esclusivo della città. Il bar è stupendo e molto lussuoso, con un pianoforte a coda e ragazze vestite in abiti tradizionali, il caffè è discreto e la grappa che ci siamo bevuti dopo il caffè è, ovviamente, italiana ma, sorpresa delle sorprese, prodotta da un’azienda di Visnà (TV), località che dista non più di 20 km da casa mia. L’entusiasmo comunque è calato quando ci hanno portato il conto: 18 USD per 3 caffè e 3 grappe, ovvero più del doppio di quello che abbiamo speso per mangiare, però ci voleva.

Il giorno dopo partiamo in barca per la visita dei dintorni. Veniamo portati prima su una casa galleggiande dove si allevano i pesci che vengono usati per fare le salse a base di pesce molto diffuse in vietnam. Ci spiegano come si allevano e come si svolgono le fasi della lavorazione del pesce. In seguito raggiungiamo un’azienda che produce la carta di riso utilizzata per fare i noodles ed anche quì ci vengono spiegati tutti i passaggi necesari per ottenere il prodotto finito dal riso. Nel primo pomeriggio abbiamo raggiunto Cantho con un minivan e, più o meno a metà tragitto, ci siamo fermati a visitare un laboratorio che produceva le bacchette utilizzate come offerta al budda.

Vietnam – Cantho

Arriviamo a quello che è il centro abitato più grande e importante di tutta la ragione, capoluogo della provincia omonima e sede di uno dei mercati galleggianti più famosi del paese. Ci vengono assegnate le stanze in un hotel malandato. Noi eravamo in 3 e quindi Enrico ha dovuto dividere la stanza con un altro turista, un giovane ragazzo inglese che viaggiava solo. Si chiamava George ed era un personaggio incredibile, aveva solo 21 anni e stava girando l’indocina dal novembre dell’anno precedente da solo. Viaggiava praticamente senza bagaglio, disponeva solo di uno zainetto che conteneva tutto il necessario ed anche un lettore CD, mangiava pochissimo e quando lo faceva non andava su un ristorante ma comprava frutta dalle bancarelle che incontravamo per strada. Aveva sempre una specie di diario con se sul quale annotava tutto quello che vedeva e quello che faceva, un viaggiatore quasi filosofico. Penso che riuscisse a vivere con 10 USD al giorno, forse anche meno. Infatti mi sono stupito di incontrare un personaggio del genere in un tour organizzato e quindi, per i soui parametri, costoso.

Verso sera ci siamo fatti un giro per il centro della città. Vi si trova in particolare una statua di Ho Chi Min enorme e di color argento, sul fiume si notano numerose imbarcazioni adibite a ristorante. Saliamo su una di queste incuriositi e notiamo la presenza di numerose vasche contenenti pesci e crostacei vivi pronti per essere cucinati, sotto le vasche gabbie contenenti serpenti e grossi roditori che probabilmente fanno la stessa fine. Non era quello per noi il posto adatto per cenare.

Abbiamo conosciuto altri turisti oltre a George e tutti assieme siamo andati a mangiare su un ristorante di cui sinceramente non ricordo il nome. E’ stato tutto sommato divertente quell’incrocio di nazionalità che si è creato e la serata è pssata tra qualche piatto vietnamita (a base di riso e verdura) e qualche buona bottiglia di birra locale.

Immagine del mercato galleggianteIl giorno dopo ci attendeva la visita al mercato galleggiante. Siamo partiti dall’hotel in ritardo perchè era sorta una discussione sul fatto che la prima colazione fosse compresa o meno sull’escursione. In hotel volevano farci pagare mentre noi insieme ad altri turisti e provvisti del depliant dell’escursione sostenavamo che nulla ci dovesse essere richiesto. Ne è sorta una discussione ‘di principio’, l’importo che ci veniva richiesto era veramente irrisorio, mi sembra 1 o 2 USD a testa, lo stallo che si creò venne rotto solo quando ci accordammo per pagare solo le bevande. Il tutto ci costò circa mezzo dollaro a testa, ma non era la somma il problema, era il principio che doveva valere, ma in quella discussione perdemmo almeno un’ora. Così siamo arrivati al molo dove ci attendeva la barca che ci avrebbe portato in mezzo al mercato in ritardo e il mercato lo visitammo quando si stava ormai finendo. E’ stata comunque una visita interessante ma, come da instruzioni della guida, questo posto dà il meglio di se all’alba. Dopo la visita del mercato galleggiante abbiamo fatto un’altro bel giro tra i canali della zona e, subito dopo in minivan abbiamo raggiunto Ho Chi Min city.

Vietnam – Ho Chi Minh

Raggiungiamo la città che è ormai sera. Il capolinea del nostro minivan è la famosa via Phan Ngu Lao, la strada per eccellenza destinata ai turisti zaino in spalla e molto simile a quella che è Khao San per Bangkok. Quando scendiamo dal pulmino veniamo come al solito assaliti da chi cerca di piazzare il proprio ristorante, il proprio hotel oppure da chi cerca di venderti qualsiasi altra cosa. Accettiamo di pernottare presso una guest house vicina per 8 USD a stanza, ci sistemiamo e quindi ci accordiamo con la proprietaria per farci portare la mattina successiva all’aereoporto della città dove avevamo il volo per Nha Trang. Quindi ci facciamo un giro per la città

Siamo rimasti ad Ho Chi Min solo quella sera qundi non avevamo neanche il tempo per poterla visitare e forse abbiamo fatto male, la città sembra meritare una visita più approfondita. Noi purtroppo ci siamo limitati a vedere Phan Ngu Lao e dintorni. Abbiamo mangiato in uno dei ristoranti della nota catena Good Morning Vietnam che ho scoperto essere di proprietà di italiani. All’interno del locale infatti abbiamo conosciuto il titolare, il cuoco ed alcuni clienti italiani abituali. In questa città, infatti, ci sono numerosi turisti e lavoratori italiani, noi abbiamo conosciuto quella sera un bergamasco che lavorava per una ditta produttrice di bottoni che aveva aperto uno stabilimento in Vietnam. Dopo esserci racontati le rispettive storie e vicissitudini ci congediamo abbastanza presto visto che la mattina successiva dovevamo svegliarci alle 4 e 30, il taxi ci aspettava alle cinque.

Abiamo raggiunto l’aereoporto afrecciando attraverso una città che a quell’ora si stava già svegliando. Lungo i viali si notano i vietnamiti che fanno ginnastica e meditazione, motorini che trasportano enormi cubi di ghiaccio e un traffico che aumenta velocemente. Al nostro arrivo, dopo circa 45 minuti, la città è il caos che avevamo conosciuto il giorno prima. Il chekin è abbastanza veloce, come pure l’imbarco. Sull’aereo, un moderno turboelica, ci saranno state al massimo 15 persone e noi eravamo gli unici occidentali. Il viaggio è stato tranquillo e abbiamo raggiunto la nostra destinazione dopo circa un’ora di volo ma siamo atterrati in un aereoporto secondario lontno dalla città. Un pulmino-navetta, compreso nel biglietto aereo, ci ha portati in centro a Nha Trang in circa 40 minuti e quindi la meta è stata raggiunta alle otto e trenta del mattino.

Vietnam – Nha Trang

La località balneare più famosa del Vietnam si presentava bene. La spiaggia è bella anche se non pulitissina, la sabbia non è fine come mi sarei aspettato e sicuramente non raggiunge la qualità dei migliori lidi thailandesi però il mare è di un bel colore azzurro. La città non sembrava neanche tanto caotica e il lungomare è abbastanza bello. Ci siamo sistemati in un alberghetto non proprio frontemare ma abbastanza vicino alla spiaggia. La camera tripla che ci è stata assegnata era pulita, dotata di aria condizionata ed acqua calda, costava solo 12 USD al giorno senza colazione ma aveva un inconveniente: era al settimo piano e ovviamente non c’era l’ascensore.

Immagine di un villaggio galleggianteSiamo rimasti in questa località per 5 giorni di relax e vita balneare. Enrico dopo questa meta sarebbe tornato a casa avendo finito le ferie mentre io e Mauro avevamo ancora il tempo per esplorare il nord del paese. Nei giorni trascorsi a Nah Trang abbiamo potuto apprezzare la spiaggia, poco affollata di turisti ma gremita di venditori di bevande, pesce alla griglia cotto sul posto, massaggiatrici, ecc. si poteva tranquillamente rimanere otto l’ombrellone dalla mattina alla sera senza che ci mancasse niente. Abbiamo potuto apprezzare l’acqua del mare, di un bel colore blu turchese e limpida. Alla sera sono degni di nota solo alcuni locali per occidentali gestiti da occidentali, in particolare ricordo il Sailing Club, sulla spiaggia che è sempre molto affollato. Ci sono molti ristoranti italiani, dei quali abbiamo ovviamente abusato, e non manca una pizzeria ‘Bella Napoli’ frontemare. Ma può risultare più divertente qualche volta mangiare presso le bancarelle che riempiono le strade verso sera e dove si può trovare di tutto: bibite, spiedini, zuppe fino ai dolci e alla frutta. Sono prese d’assalto dai vietnamiti che hanno un modo piuttosto bizzzarro di mangiare: sembano quasi sbranare il cibo sputando e buttando per terra i resti del pasto. Di conseguenza lasciano la strada in condizioni pietose. Verso le undici di sera comunque interviene un efficiente servizio di nettezza urbana e alla mattina successiva le strade sono impeccabili. Non si può dire che Nha Trang, nonostante i vietnamiti, sia una città sporca.

Abbiamo esplorato in motorino il mercato cittadino, che rappresenta sempre un’attrazione in vietnam, la città ed i suoi dintorni. Appena fuori dal centro sono visibili altre spiagge, probabilmente anche più belle della spiaggia principale della città, e numerosi complessi turistici in costruzione. La spinta del turismo da queste parti è evidente e non ci vorranno molti anni prima che Nha Trang raddoppi o triplichi le sue dimensioni. Per visitare la baia di fronte alla citta ci siamo avvalsi di un’escursione acquistata direttamente in hotel.

Immagine delli'escursione alle isoleCi hanno portati in minivan al porto della città dove un ‘barcone dei pirati’ stava aspettando i turisti. Il gruppo era composto da almeno 25 turisti, in prevalenza inglesi e francesi, noi tre eravamo gli unici italiani. Il tour comprendeva snorkeling nei pressi di un’isola vicina, ma sinceramente ho visto più copertoni e lattine in fondo al mare che coralli, visita ad un villaggio galleggiante, interessante, e visita ad alcune isolette della baia caratterizzate dalla presenze di spiagge interessanti. Durante il viaggio l’equipaggio della barca ha anche preparato il pranzo, consumato a bordo, e il digestivo servendo in mare bicchierini di liquore vietnamita attorno a un ciambellone galleggiante che chiamavano ‘floating bar’. Si sono pure riciclati come complesso rock suonando brani internazionali, uno per ogni nazione presente tra i turisti (per l’italia ‘Bella Ciao’) e coinvolgendo il pubblico in una specie di Karaoke che anche da queste parti è di gran moda. Insomma l’escursione si ricorda più per la simpatia delle persone che per la bellezza dei luoghi visitati ma vale sicuramente i 6 USD a testa che ci è costata.

Immagine del floating barPer decidere la tappa successiva del viaggio ci siamo consultati con il personale dell’hotel che ci ospitava. Volevamo visitare il nord del paese e ci è stato detto che non potevamo perderci la cittadina di Hoi An. Così ci hanno procurato 2 biglietti per la corriera Nah Trang – Hoi An con partenza alle sette di sera direttamente dall’hotel ed arrivo alle sette del mattino successivo. Quando abbiamo visto la corriera eravamo anche piuttosto soddisfatti, prometteva caratteristiche da standard internazionali. Quando siamo saliti però abbiamo subito dovuto ricrederci: non erano male gli interni, l’unico problema era che lo spazio disponibile per i passeggeri era veramente esiguo, probabilmente era un mezzo di produzione cinese realizato per persone di stazza ‘orientale’. Fatto sta che sul posto che mi è stato assegnato non riuscivo a stare seduto con le gambe diritte, ho dovuto mantenere le gambe di traverso per tutto il tragitto di ben 12 ore. Nonostante ciò sono riuscito ad addormentarmi molto velocemente e per fortuna non ho avuto la possibilità di guardare per molto tempo la strada che stavamo percorrendo. In Vietnam tutti, ma proprio tutti, autisti di corriere pubbliche compresi, guidano in modo scandaloso. Sarò rimasto sveglio meno di un’ora dopo la pausa per la cena e in quel tempo ho visto sorpassi da paura di camion, biciclette, motorini. I insomma era meglio dormire.

Vietnam – Hoi An

Siamo arivati puntuali alle sette del mattino in città e ci siamo accasati al primo hotel che ci hanno proposto, una sistemazione discreta, anche se un po’ fuori del centro storico, e piuttosto economica, circa 8 USD a notte. Non ricordo il nome del hotel, purtroppo non è indicato nella guida Lonely Planet. Dopo esserci sistemati nella stanza ci siamo subito diretti verso il centro storico.

Non c’è che dire: Hoin An è proprio una bella cittadina. Si gira comodamente a piedi, è caratterizzata dalla presenza di numerosi edifici coloniali, si affaccia sul fiume Thu Bon sulla sponda del quale sono sorti hotel, ristoranti e bar oltre agli storici edifici pubblici, templi, pagode e numerosi negozi di artigianato. Oltre ai classici negozi di sculture in legno, marmo, souvenir e tessuti, il centro si caratterizza per la presenza di numerose botteghe artigiane che realizzano abbigliamento su misura in poche ore, basta sciegliere il tessuto, farsi prendere le misure ed in poco tempo si possono portar via camicie o vestiti completi. Alcuni edifici del centro sono realizati in legno secondo lo stile tradizionale della prima metà del diciannovesimo secolo. Recentemente la città vecchia è stata dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO e forse per questo è necessario pagare un biglietto di ingresso di 50.000 Dong (circa 2,5 EUR). Insomma il soggiorno in questi luoghi è stato sicuramente piacevole. Noi abbiamo sfruttato il giorno del nostro arrivo per visitare la città, il giorno successivo abbiamo partecipato ad un’escursione alle vicine rovine Cham di My Son, quindi il terzo giorno, affittato un motorino, abbiamo scoperto i dintorni della città fino alla vicina spiaggia sul mar cinese meridionale. Alla sera per mangiare ci siamo affidati ad alcuni dei ristoranti del lungo fiume illuminati con caratteristiche lanterne. Il centro è bello e vivo anche di sera ma, come nel resto del Vietnam, tutti i locali chiudono presto verso le 11.

Immagine delle rovine di My SonPer raggiungere le rovine di My Son ci siamo avvalsi dei servizi del nostro hotel. In Vietnam praticamente tutti gli hotel sono anche agenzie di viaggio e possono procurare biglietti degli autobus, aerei e vendere escursioni di ogni tipo. Avevamo acquistato in quei giorni il biglietto aereo Hanoi – Bangkok che ci avrebbe riportato in Thailandia da un’altra agenzia del centro e quando l’hanno saputo ce l’hanno fatto pesare ogni volta ce ci vedevano. Per ‘compensare’ avevamo quindi acquistato da loro l’escursione ed anche il biglietto per la corriera successiva che ci avrebbe portato ad Huè.

Vietnam – Huè

Ad Huè, antica capitale del Vietnam, abbiamo alloggiato sull’hotel più costoso di questo viaggio, 18 USD al giorno, ma le stanze erano veramente molto grandi e confortevoli. Siamo arrivati in città nel primo pomeriggio e visto che avevamo mezza giornata a disposizione l’abbiamo subito sfruttata per vedere il centro città.

La cittadella di Huè è un complesso delimitato da un fossato e cinto da spesse mura costruito sulla sponda nord del fiume dei profumi. Al suo interno venne realizzata la città purpurea segreta, residenza privata dell’imperatore. Di quest’ultima non è rimasto quasi niente essendo stata pesantemente bombardata dagli americano durante la guerra. Il complesso comunque è affascinante e alcuni edifici e il plastico che si trova all’interno di un palazzo-museo fanno intravedere la grandezza e l’imponenza che doveva avere questo luogo nel momento del suo massimo splendore durante la seconda metà del diciannovesimo secolo. Tutta la città risulta comunque un luogo interessante da visitare.

Con il personale dell’hotel abbiamo programmato la nostra permanenza in città. Il primo giorno l’abbiamo quindi trascorso in centro, nel secondo abbiamo partecipato ad un’escursione alla DMZ ed il terzo abbiamo visitato le tombe imperiali. Abbiamo anche acquistato il biglietto aereo che ci avrebbe permesso di raggiungere velocemente Hanoi.

Immagine di due elicotteri della guerra americanaDunque il nostro secondo giorno ad Huè non l’abbiamo trascorso in città ma lo abbiamo sfruttato per visitare i luoghi più importanti che testimoniano quello che è accaduto durante la ‘Guerra americana’, come viene chiamata quì quella che da noi è nota come querra del Vietnam. Le battaglie più note, le colline più famose e le basi di combattimento più importanti si trovano lungo la DMZ, la zona demilitarizzata che venne creata quando i francesi lasciarono il vietnam e che divideva il vietnam del nord dal vietnam del sud. La zona di demarcazione venne costruita lungo il diciassettesimo parallelo e corrisponde quasi esattamente al corso del fiume Ben Ha. Khe San, Dakrong, Rockpile e altri luoghi che si trovano in quest’area probabilmente hanno un senso oramai solo per i reduci sia vietnamiti che americani, di questi che furono il teatro di aspre battaglie oggi non rimane quasi niente, un insegna, un tempietto a ricordo, nulla più. Molto più interessanti da visitare, anche perchè profondamente restaurati e sistemati, sono i tunnel di Vinh Moc, dove è possibile ammirare la bravura e la forza dei vietcong nel realizzare una struttura a prova di bombardamento e nella quale si viveva, si dormiva, si curavano i feriti e si rifugiavano i contadini. Il tour è proseguito con la visita di quello che rimane di una base americana lungo la DMZ ai confini con il Laos, purtroppo non ne ricordo il nome, che oggi è stata adibita a museo e che si caratterizza per la presenza del rudere di un elicottero da combattimento americano. Infine abbiamo fatto una tappa presso un villaggio di minoranze etniche immerso in una zona splendida dal punto di vista paesaggistico lungo le montagne che separano il Vietnam dal Laos.

Immagine di una tomba imperialeLa mattina successiva abbiamo affittato una barca in due (15 USD) ed abbiamo visitato i siti più importanti che si trovano lungo il fiume dei profumi. La prima tappa è stata la pagoda di Thien Mu, che purtroppo abbiamo visto completamente circondata da impalcature essendo in fase di restauro. Questo luogo è diventato famoso perchè da quì partì il monaco buddista che si diede fuoco ad Ho Chi Minh (Saigon) per protestare contro il regime del Vietnam del sud di Diem. La foto del suo sacrificio è diventata un’icona delle proteste di quel periodo e fu di esempio per molte altri monaci. Nelle tappe successive abbiamo visitato 3 tombe imperiali. Tutte meritano una visita ma quella che mi è rimasta impressa per maestosità ed imponenza è la tomba di Tu Duc. Come le altre tombe aveva una struttura ben definita: uno stagno con fiori di loto, un cortile ai cui lati si trovano statue di servitori e soldati a difesa del luogo, un tempio per l’adorazione dell’imperatore, un padiglione contenente una stele che narra le gesta del defunto e, ovviamente, il sepolcro. Molti imperatori hanno progettato loro stessi la propria tomba e l’hanno utilizzata quando erano ancora in vita. Quando morì Tu Duc però non si fece inumare quì ma fu sepolto in un luogo segreto assieme al suo tesoro e per essere sicuri che nessuno potesse mai scoprirlo tutti i 200 servitori che parteciparono alle esequie furono decapitati. Forse è per questa storia che mi è rimasto impresso questo imperatore.

Rientrati in Hotel abbiamo preso i nostri zaini e ci siamo diretti all’aeroporto della città dove un nuovissimo airbus A320 ci stava aspettando per il nostro volo verso Hanoi, la capitale.

Vietnam – Hanoi

All’aeroporto troviamo ad attenderci un ragazzo inviato dal Lucky Star Hotel che avevamo contattato tramite il nostro Hotel di Huè. La camera dell’hotel era discrete anche se un po’ costosa, circa 15 USD a notte. Il centro cittadino della capitale del Vietnam lo ricordo come molto interessante, caratterizzato da un lago attorno al quale si sviluppano parecchie strade ognuna dedicata ad una qualche attività commerciale, la strade dei venditori di occhiali, la strade dei venditori di scarpe, ecc. Il Lacky Star come quasi tutti gli hotel del Vietnam funge anche da agenzia di viaggi e così la sera del nostro arrivo ci mettiamo subito a discutere su come impiegare il nostro tempo per visitare il nord del Vietnam. Alla fine ci accordiamo per dedicare solo un giorno alla visita della città, 3 giorni di tour a Sapa e 3 giorni alla baia di Halong. Il tutto ci è costato 130 USD a testa pagati con carta di credito, mezza pensione ed escursioni incluse. Subito dopo, affamati, cerchiamo di raggiungere il ristorante più vicino all’hotel ma scopriamo che, saranno state le dieci di sera, tutti i ristoranti della zona erano già chiusi. Siamo ritornati in hotel e abbiamo chiesto se avevano qualcosa da darci da magiare ma abbiamo scoperto che il lacky star non dispone di un ristorante, fornisce solo la prima colazione e così ci siamo dovuti accontentare di cenare con toast e marmellata.

Immagine dello spettacolo delle marionette sull'acqua Il giorno successivo lo abbiamo dedicato alla visita della città, girandoo attorno al suo lago ed al centro storico. Alla sera abbiamo mangiato (presto) presso un ristorante italiano di nome Mama Rosa: proprietari e dipendenti rigorosamente vietnamiti ma cibo (e prezzi) di livello italiano. Vicino al ristorante, in riva al lago, si trova il teatro dove avvengono le rappresentazioni delle marionette sull’acqua, sicuramente uno spettacolo singolare da non perdere per chi si trova nella capitale ed al quale abbiamo assistito con entusiasmo.

Vietnam – Sapa

Per raggiungere Sapa abbiamo preso prima un treno a percorrenza notturna, con cuccetta, fino a Lao Cai, a 3 km dal confine cinese, quindi abbiamo percorso i circa 50 km che mancavano in autobus. La città in se è piccola e, se non fosse per la presenza delle minoranze etniche, tutto sommato poco interessante. Il viaggio fino a quì si giustifica per il bellissimo paesaggio della valle e per la presenza dei villaggi delle tribù delle colline nei dintorni dove il tempo sembra veramente essersi fermato. Il mercato è forse la cosa più interessante della città appunto perchè diventa punto d’incontro delle popolazioni dei villaggi vicini che lo trasformano in un pittoresco e vivace spettacolo.

Immagine di minoranze etniche Abbiamo partecipato a due giorni di trekking che ci hanno permesso di visitare alcuni dei villaggi delle minoranze etniche, le loro case e i loro semplici stili di vita, oltre a permetterci di raggiungere qualche interessante cascata. Il trekking in sè era piuttosto leggero visto che abbiamo sempre camminato in discesa e al termine del percorso, vicino ad una cascata, c’era un fuoristrada ad attenderci per riportarci in città. Ma la bellezza del paesaggio e delle risaie che abbiamo incontrato tra un villaggio e l’altro sono state indimenticabili.

Rientriamo sempre in treno ad Hanoi alle 7.30 di mattina per prendere, un’ora dopo, la corriera che ci avrebbe portati alla baia di Halong, un luogo imperdibile per chi visita il Vietnam.

Vietnam – baia di Halong

Dopo circa 3 ore di strada raggiungiamo Haipong. Ci viene offerto il pranzo su un ristorante vicino al molo dove, circa un’ora e mezzo più tardi, veniamo imbarcati. Il giro della baia ha richiesto tutto il pomeriggio, facendo alcune tappe sulle isole più interessanti dove si trovano anche delle belle grotte. Siamo arrivati dopo il crepuscolo sull’isola di Cat Ba dove veniamo alloggiati in un hotel di discreta qualità. Il giorno successivo abbiamo partecipato ad un’interessante escursione, purtroppo sotto la pioggia, sulle colline del parco nazionale di Cat Ba che occupa gran parte della superficie dell’isola. Il giorno seguente abbiamo visitato le isolette vicine con una barca, su una di queste è stato possibile esplorarne il perimetro in kayak, su un’altra siamo stati ‘assaliti’ dalle immancabili scimmiette a caccia di banane e noccioline.

Immagine di Cat BaL’ultimo giorno ci siamo invece dedicati alle spiaggie ed al mare. A Cat Ba si trovano 3 spiagge denominate Cat Co 1, Cat Co 2 e Cat Co 3. La più bella ed appartate è la 3, per raggiungerla è necessario superare un promontorio attraverso una passerella che ne delimita il perimetro oppure utilizzare una barca. La sabbia è bianca e fine ed il mare, nonostante non sia limpidissimo, è di un bel colore smeraldo. Siamo rimasti in questa spiaggia tutto il giorno presso uno stabilimento balneare dove siamo stati gli unici clienti per lungo tempo.

Immagine della spiaggia di Cat Co 3Dopo Cat Ba siamo rientrati ad Hanoi, in barca e corriera. Abbiamo trascorso la sera in centro mangiando presso il ristorante Mama Rosa e l’ultima notte al Lucky Star Hotel. Il giorno successivo, nel pomeriggio, avevamo l’aereo per Bangkok. Faceva talmente caldo e c’era un’umidità così opprimente che il personale dell’hotel ci ha permesso di utilizzare le docce anche quando avevamo già liberato la stanza nel pomeriggio. Queste docce si trovavano al settimo piano di sette piani di un’hotel che non dispone di ascensore, nella terrazza dove lavavano e stendevano ad asciugare i panni dei clienti. Quindi siamo partiti sudati, siamo arrivati sudati e stremati all’ultimo piano, ci siamo fatti la doccia, ci siamo asciugati con degli asciugamani che abbiamo trovato lì stesi, probabilmente di altri turisti, e poi abbiamo fatto sette piani in discesa. Quando abbiamo raggiunto il piano terra eravamo più sudati di prima. Il volo Vietnam Airlines è partito abbastanza in orario e ci ha portati a Bangkok in circa un’ora e mezza ad un prezzo, secondo me, abbastanza elevato: 168 USD. Abbiamo trascorso una notte nella capitale thailandese ed il giorno successivo eravamo pronti per il rietro (sigh!).

E’ stata sicuramente una bella avventura, arrivederci Vietnam !